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Quando
feci questo quadro (il grande albero* olio su tela 50 x 70)
non era mia intenzione arrivare a tanto: è stato concepito
con animo sereno, sulla strada dei miei sentimenti esso si è
così manifestato. E’ Teddy stesso che parla: in
seguito egli saprà che il suo quadro era l’albero
cosmico fonte della vita e dell’universo.
L’arte di Teddy comincia in questo istante,
nella sua manifestazione rituale e magica, rimescolamento di
sentimenti e istinti inespressi. Il suo approccio artistico
è un fiorire di opere selvagge; selvagge perché
rappresentano la prima essenza dell’uomo, la natura e
la magia strettamente legate, la magia come religione, la natura
come casa del Signore luogo della sua potenza.
L’arte di Teddy nasce in un contesto
unico, solitario, Teddy non è legato ad un genere e non
si riconosce in una scuola o in un movimento, la sua pittura
non contrasta, non è provocatoria, non dissacra, egli
come nel grande albero trae la sua linfa creativa dalla sua
emozionabilità naturale alla vita, e in una ricerca costante
dell’inizio, della purezza, della libertà. Sentimenti
che egli esprime senza simbolismi concettuali, ma l’apparente
semplicità nasconde una rappresentazione metafisica dell’uomo;
l’uomo è materia e spirito, luogo dove è
possibile questa rappresentazione è l’Africa, descritta
nei suoi paesaggi come nei suoi simboli. L’arte di Teddy
è comunque la rappresentazione di un lungo viaggio compiuto
dentro se: la sua vita gli fornisce la materia grezza.
Pujia Vito Loreto (Teddy) nasce il 23 settembre
1955 a Tre Croci (Catanzaro), è il secondo di cinque
figli, dopo la morte del padre all’età di cinque
anni si trasferisce a Roma. E’ questa la fase della sua
vita più intensa spesa alla ricerca di ideali e valori
non sempre conciliabili, amore e odio lo coinvolgono allo stesso
modo, ma è l’istinto, caratteristica dominante
della personalità dell’artista, lo spingono all’amore
per la vita e la natura: Teddy oscilla tra il bene e il male
come non mai, ma ogni esperienza anche la più dura come
il carcere è vissuta con forza; il dolore e l’odio
non impediscono alla sua umanità di emergere, il suo
estro creativo si muove con lui fino a conciliare del tutto,
a questo punto il materiale raccolto si trasforma in spirito,
“sotto la danza dei pennelli i colori come strumenti si
mescolano in concerti”, è ancora Teddy a parlate.
In un panorama contemporaneo soprattutto italiano non propriamente
ricco di giovani talenti, dove l’arte pittorica spesso
si ritrae in leziose forme prive di originalità, l’arte
di Teddy può rappresentare una nota lieta e una speranza
per il futuro. L’artista merita attenzione e riflessione,
i suoi temi pittorici sono in consonanza con l’emergere
nelle problematiche artistiche contemporanee di un nuovo “umanesimo”
riscoperto nell’ansia che spesso produce l’averlo
perso.
*I frassini giganteschi, che
giungono ai cinquanta metri di altezza e ai sette metri di circonferenza,
crescono al centro di uno spazio vuoto creato dalle radici le
quali, allargandosi a macchie d’olio, impediscono la crescita
di altre piante. Quel maestoso isolamento ha suggerito fin dall’antichità
il simbolo dell’albero cosmico che collega le regioni
dell’universo, immagine arborea del dio che nutre e regge
tutti gli esseri. In un poema apocalittico della tradizione
scandinava, il “Voluspà” ‘ una profetessa
che narra la fine del mondo dice: “Conosco nvte mondi,
sfere coperte dall’albero del mondo. / L’albero
eretto nella saggezza, che affonda le sue radici nel seno della
terra. / Conosco un frassino, il suo nome è Yggdrasil”.
Il divino frassino si erge al centro dei tre piani del cosmo:
le sue tre grandi radici affondano nel tripartito mondo sotterraneo;
il tronco attraversa la terra di mezzo, quella dei mortali;
e i rami s’innalzano nel mondo celeste degli dei. Le tre
Norn, le dee del fato, siedono ai suoi piedi e con la spola
cosmica tessono i destini degli uomini e dell’universo:
a loro appartiene il mondo dei semi e delle potenzialità
latenti. Ai suoi piedi vi è anche il serpente gigante
Ni^gghr; che ne rode la terza radice ma non riesce a farlo vacillare,
e lotta perennemente con l’aquila annidata sulla cima.
Il giorno dell’apocalisse, il Ragnar^k, il grande albero
si scuoterà provando la distruzione degli dei e dell’universo.
Tuttavia, nascosti all’interno del suo tronco, vi sono
i rami del rinnovamento del cosmo nelle sembianze di un uomo
e di una donna che ripopoleranno il mondo.
Teddy: l’artista
pittore (scrivere e come dipingere per un artista Brikke*).
Descrivere l’arte di un pittore contemporaneo
vivente, con il quale è stabilito un antico sodalizio,
di cui si è seguito l’inizio, i primi importanti
lavori, i momenti d’incertezza, le fasi di grande slancio
creativo; o ancora meglio, si è stati spettatori privilegiati
nei momenti salienti della creazione quando l’opera ancora
fresca di pittura si prestava ad una profusione di emozioni
e sensazioni immediate e contrastanti più che ad un commento
distaccato e doverosamente critico, non è facile né
sempre produttivo alla interpretazione. Tuttavia nel caso di
Teddy, le normali vie di lettura nell’arte devono necessariamente,
essere messe da parte, perché? Perché essendo
Teddy un caso raro di questi tempi, dove il termine artista
acquista significato a sé rispetto al pittore, bisogna
conoscerne la storia, i passaggi vitali, se non artistico, magari
politico o di classe o peggio religioso. Per Teddy, viceversa,
bisogna attivare le facoltà intuitive, quelle che scaturiscono
dal profondo, anche se a volte sono confuse, amore ed odio,
vero o falso, la vita e la morte, lo spirito e la materia, in
poche parole bisogna agire a ritroso, fra quelle sensazioni
che abbiamo imparato a delimitare a definire a storicizzare,
ma che proprio per questi motivi sentiamo lontane e in definitiva
non necessarie.
Forse il nocciolo della questione sta nella
coincidenza fra umanità ed arte, intesa nella rievocazione
di un misticismo pagano, simile ad una ingenua visione eretica
della storia, rappresentata da una ritualità di passaggio
e di simbolismi arcaici indefiniti. Una naturalità magica
e filosofica, potrebbe appartenere alla fantasia di un pescatore
polinesiano o ad un sognatore disincantato e smarrito di ogni
tempo. L’uomo è immerso in un plasma, un miscuglio
di energia che lo abbraccia e lo guida nel suo destino e che
non lo
abbandona mai. L’arte è la sostanzialità
della creazione, l’imperioso comando al quale neanche
Dio seppe rinunciare.
Il suo non riprodurre mai modelli reali, ma
inventare paesaggi di mondi bizzarri, un po’ come la terra
ma non esattamente terrestri, sono uno pseudo surrealismo, che
concede visioni segrete all’uomo. Un uomo che sconfina,
viaggiando fra mondi paralleli, fra sogni e desideri, incamminandosi
nei sentieri ardui della conoscenza.
Teddy ci graffia la vista con le sue pennellate
di puro colore, dove compaiono delfini fluorescenti, maschere
ambigue e sorridenti. Il suo concedere più al segno rivelatore
di un volto, di una figura umana o animale, di una vegetazione
lussureggiante e mitica, cresciuta spontaneamente sulla tela,
che ad una idea sostanziale, è uno dei motivi ricorrenti
nella sua ricerca artistica. Una ricerca profana nel dare vita
a forme vagamente astratte, che riconducono ad un espressionismo
che d’intesa emotiva quanto ad un riferimento storico
e interpretativo.
La sua arte è ricordo di qualcosa che è stato,
ma non trova sufficiente energia per divenire l’esempio
da cui attingere.
*Nella presentazione si parla
del pittore e non dello scrittore, chi ha capito ha capito,
chi non ha capito inutile spiegarlielo.
OLTRE 150 OPERE ESEGUITE
TV RAI 3 -Prima personale
GALLERIA SOLDATI DI ROMA
dal 5 al 12 marzo 94 54 opere
esposte
RAI 2 1998 cronaca in diretta
TV stream doc. sulla vita artistica
anno2000
TV RAI international doc su attivitą
artistica anno 2000
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